Sono stato all’estero solo in vacanza: a volte è stata una delusione, a volte sono rimasto affascinato, a volte il viaggio mi è stato del tutto indifferente. Non ho fatto l’Erasmus o il progetto Leonardo, non ho mai cercato di “fuggire” dalla mia Torino. La mia via di fuga è sempre stata il cinema.
Nel blog Cervelli Fuori si parla anche di scambi interculturali. L’arte, e il cinema in particolare, ha sempre affrontato questo argomento. Dentro “Macine” non svelerò la trama dei film, non temete. Cercherò di trasmettere le mie sensazioni dopo la visione, parlando soprattutto di viaggi, reali o immaginari. E invogliando al noleggio, magari.

Un fotogramma de "La sposa turca"
Prendiamo per esempio uno dei migliori film europei degli ultimi anni: La sposa turca (Gegen die Wand, 2004) di Fatih Akın. La ricerca della morte, il malessere vissuto in una società che ti opprime, l’abbandono a un destino, la gioia, il sesso, la violenza, l’amore puro, la punizione, la catarsi, la rinuncia: tutti questi temi ti rimangono impressi dopo aver visto il film. Si scappa da Amburgo, ma si scappa anche da Istanbul. Perché se siamo destinati a restare soli, le origini restano un richiamo forte.
Un altro film che entra di diritto in questa rubrica è I Diari della motocicletta (Diarios de motocicleta, 2004) di Walter Salles. I sogni, gli incontri, la fatica, la compassione, il cambiamento interiore, la fiducia, la rabbia: un tipico viaggio di iniziazione che pone le basi di una rivoluzionaria scelta di vita.
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