
foto di Lara Mulady
Quattro italiani, un francese, uno spagnolo e un polacco. Sabato sera ero accompagnata da ben 7 uomini. Uscire in compagnia di ragazzi è un’arma a doppio taglio: a volte ci scappa qualche birra a scrocco, confesso, ma in cambio tocca sorbirsi un range di discorsi che va dagli apprezzamenti dei culi alti che sfilano tutt’attorno, alle varie declinazioni del “Hai pucciato il biscotto, almeno hai limonato?”. Ecco qualche considerazione un po’ sessista sulla mia serata.
Dopo un preambolo tranquillo in un bar del centro con i miei amici stranieri, arriviamo a mezzanotte ad una festa dove ci raggiunge il gruppetto di amici italiani. Sono un po’ fuori allenamento con un sabato sera all’italiana, infatti non ricordo più bene come funzionino gli approcci in discoteca e come i ragazzi italiani interagiscano tra loro in maniera diversa rispetto ai loro coetanei stranieri. Gli italiani non conoscono i miei amici stranieri e tendono a fare gruppo a sè. Io cerco di dividermi un po’ tra i due gruppi, ma come collante faccio schifo. Gli italiani non smettono di osservarsi a vicenda commentando le reciproche tecniche d’approccio al gentil sesso. Alcuni sconsolati affermano: “Eh, lui è forte, si butta. Io sono timido, non mi viene proprio.” Altri si aggirano per il dance floor come degli squaletti, lanciando occhiate assassine alle danesi che, ballando senza sosta, rovesciano gin lemon ovunque. Tutto questo testosterone attorno non giova nemmeno alla mia serata. Stasera, oltre alla mia solita posa a braccia conserte, di certo poco incoraggiante, ho sempre almeno un paio di maschietti intorno che mi fanno notare di risultare praticamente inavvicinabile.
Gli stranieri che mi accompagnano sono timidi e non si lanciano. Nei loro occhi c’è la frustrazione di chi non riesce a fare il primo passo. Io ed il polacco assistiamo all’approccio dello spagnolo da parte di una ragazza danese. Il polacco critica l’ars amatoria dell’amico mentre lui, dal canto suo, riesce a farmi fare un paio di giri sul dancefloor solo verso le 4, giustificando pure il fatto con un non proprio onorabile “I am pretty drunk”. Provo anche io a fare parte della camerata cercando di spingere lo spagnolo verso la zelante danese che gli siede a fianco e a questo punto ha un braccio attorno al suo collo.
Sono tutti servi della gleba! Tra quelli che escono con il chiodo fisso di portare a casa una e quelli che invece siedono in disparte con lo sguardo dimesso perché troppo timidi per attaccare bottone con una ragazza, non c’è differenza. Entrambi i comportamenti lasciano trasparire un forte sentimento d’insicurezza. Chi ha bisogno di “andare a donne” per compiacersi del proprio piacere (poi anche lì, dopo le 3,30 non si guarda più in faccia a nessuno…) e quelli che noi si assume solo il due di picche e che reprimono la frustrazione dietro uno shot di Fisk al bancone.
Mentre la sala si svuota, la musica rallenta e le luci iniziano ad alzarsi, confesso al mio amico di voler scrivere un post sull’argomento. “Sei perfida” replica lui, ormai disilluso da una serata poco produttiva. Intanto, fuori ha iniziato a nevicare. Riprendo la bici e mi avvio per una biciclettata stoica sulla neve, terrorizzata dal rischio di scivolare. Ma mentre penso all’introduzione del mio post, alla strana chiamata appena ricevuta ed alle mie speculazioni di psicologia maschile spiccia, proprio a venti metri da casa, la mia perfidia viene punita. Prendo la curva stretta e Bam! “Ben ti sta, stronza!” penseranno quelli che stasera hanno l’occhio spento ed il viso di cemento, o ancor più, quelli che, da anni, si fanno anestetizzare da una stronza.

Discussion
No comments yet.