E’ arrivato Cavoliamoci.eu: viaggiare tra il Belgio e l’Italia diventa social!

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Sono stanca di viaggiare in solitaria. La mia smania di arrivare in anticipo in aeroporto diventa il motore di svogliate passeggiate tra i gli scaffali dei costosissimi duty-free, o di mezz’ore parcheggiate nella saletta d’attesa, dove a rincuorarmi è solo qualche costoso tramezzino insapore. Di solito finisco per tirar fuori il mio quadernetto e scrivere. Fare progetti, buttar giù qualche idea. Altre volte, invece, mi fermo a pensare a tutti i voli che ho preso in questi anni, e mi rattristo realizzando che, a fatica,  riesco a richiamarne più di un paio in cui fossi in compagnia.

Quasi tutti viaggiano in coppia. Molti si spostano in branco per il weekend, altri sono piccoli gruppi di colleghi. Devo dire che per fortuna da e per Bruxelles si vede molta più gente che vola sola, così io mi sento meno sfigata. Addirittura mi permetto di perdermi in certe rêveries (fantasticherie)  dove anche io sono “in viaggio di lavoro”.

Probabilmente gli ideatori di Cavoliamoci.eu hanno avuto la mia stessa esperienza. Forse erano stanchi di lasciare l’ufficio il venerdì pomeriggio, prendere il bus per Gare de Midi e avventurarsi sulla famigerata navetta che li porta all’aeroporto di Charleroi, che sta a Bruxelles, come Orio al Serio sta a Milano, secondo la stramba geografia di Ryanair.

Cavoliamoci.eu  è un progetto collettivo di supporto per tutti quelli che viaggiano spesso tra il Belgio e l’Italia. “Invece di incavolarci da soli – dicono – facciamolo insieme”. Oltre che fornire una piattaforma di travel-sharing, Cavoliamoci.eu aiuta i passeggeri a trovare risposte ai consueti e fastidiosi problemi del viaggio tra il Belgio e l’Italia. Più che l’incazzatura collettiva però, a me sembra interessante l’esperimento sociale che sottiene a Cavoliamoci.eu.

Vi ricordate Milano-Roma? La trasmissione di Raitre dove una coppia improbabile di personaggi famosi faceva il tragitto tra la capitale e Milano e viceversa a bordo di un’auto? Ecco, io Cavoliamoci.eu lo vedo un po’ così. Per lo meno ha quelle stesse potenzialità. Oltre a dividere le spese del trasporto da e verso l’aeroporto, la piattaforma di travel-sharing permette di far incontrare persone che probabilmente altrimenti non si sarebbero mai conosciute né parlate. E quante fantastiche storie si possono ascoltare così? Chissà come questi pendolari del cielo sono finiti un giorno in Belgio, perché hanno lasciato l’Italia, che lavoro fanno, dove andranno… Chissà se torneranno?  3 o 4 ore di viaggio tra bus e aereo per conoscere i propri compagni di viaggio. Io penso sia un’occasione fantastica per sentire storie di miei connazionali, espatriati, come me, ma forse con 20 anni di più, forse con storie appassionanti da raccontare. Sarebbe l’occasione di iniziare a costruire la mia narrativa su questa Bruxelles così sfuggente e sulla sua incredibilmente numerosa comunità italiana nella quale, dopo anni nella “numericamente irrisoria” comunità italiana in Danimarca, stento ad integrarmi. L’idea di una piattaforma specifica tra due paesi, rende l’esperienza di Cavoliamoci.eu diversa e ben più interessante del classico covoiturage tra sconosciuti. E’ il viaggio che permette l’incontro tra membri di una stessa comunità: quella italiana in Belgio. Sociologicamente la portata del progetto è enorme! Anzi, credo proprio proporrò agli ideatori di Cavoliamoci.eu di potenziare il progetto con un plug-in story-telling in stile Milano-Roma.

Visto che questa settimana torno a casa, io ce provo! Ieri ho postato il mio viaggio su Cavoliamoci.eu. Chissà che non conosca qualche nuovo italo-bruxellese simpatico, chissà non riesca a scroccare un passaggio in aeroporto. Magari evito soltanto, per una volta, di rimpiangere uno smartphone nella sala d’aspetto dell’aeroporto. E poi adesso che ho abbandonato il femminismo nordico, magari, trovo pure un giovanotto gentile che mi porta la valigia.

Pubblicato come Licia, Bruxelles. Taggato come , , , , ,

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Licia è un'euro-giornalista ed euro-trotter in tappa a Bruxelles. Il viaggio? Una predilezione sin da bambina. Probabilmente tutto è nato dal racconto di viaggio che dei suoi cugini ventenni intrapresero un’estate in Scandinavia. Erano gli anni novanta, l’inter-rail era molto in voga, la Danimarca era campione d’Europa e suo fratello la ossessionava con i fratelli Laudrup. Forse allora non c’è da stupirsi che il suo girare per l’Europa l’abbia riportata in Danimarca a più riprese. Al momento, Licia ha abbandonato l'hipsteria eco-friendly di Copenhagen alla volta dell'Eurobolla bruxellese. Si riadatterà mai alla dura vita da metropoli continentale? Tra un articolo ed un tweet, Licia posta anche della gran bella musica.

 

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