Dal primo gennaio, la Danimarca ha preso le redini della presidenza turnante del consiglio dell’UE succedendo alla Polonia. La presidenza si è aperta qualche settimana fa con il consueto “press trip” dei corrispondenti esteri basati a Bruxelles e della delegazione di Barroso&Co a Copenhagen.
Io ho avuto qualche indiscrezione e pare che – tra i pranzi luculliani di Claus Meyers e le lezioncine auto-incensatorie sull’insuperabile welfare state – Vestas, il gigante danese dell’energia eolica, abbia licenziato in tronco 3200 persone. La crisi economica europea è grave e benché qui ce la si passi meglio che altrove, il paese non è in piena forma. Tanto che la crescita per il 2012 è stimata solo all’1%. Una cifra non sufficiente a creare nuovi posti di lavoro secondo l’economista Torben Andersen.
La presidenza dell’EU sarebbe una bella sfida per qualunque paese si trovasse ad affrontare la crisi più grave della storia dell’Unione. A maggior ragione per un piccolo paese notoriamente euroscettico come la Danimarca. Di seguito, eccovi riassunte le ragioni dell’euroscetticismo danese. I cosiddetti opts-out*.
La Danimarca
- Non fa parte della zona euro. Optando fuori dalla terza fase dell’Unione economica e monetaria europea, il paese mantiene la propria moneta nazionale. La corona danese è tuttavia legata all’Euro da un cambio fisso.
- Non partecipa alla costruzione e rafforzamento delle azioni militari comunitarie. Il paese non prende parte al finanziamento e alla progettazione di missioni di difesa.
- Non partecipa alle decisioni sulle politiche migratorie. E’ di qualche mese fa la polemica sulla reintroduzione dei controlli alle frontiere tedesche e svedesi. (Per approfondire, clic qui).
- Non riconosce la cittadinanza europea come sostitutiva della cittadinanza danese. Questa eccezione è stata tuttavia resa nulla dal trattato di Amsterdam del 1998, che dichiara la cittadinanza europea come supplementare (e non sostitutiva) alle singole cittadinanze nazionali.
Non è la prima volta che un paese con degli opts-out presiede il consiglio. Di certo però la situazione economica rende molto scomodo il punto sull’adesione alla politica monetaria comunitaria. Il primo ministro Thorning-Schmidt ha annunciato alla stampa straniera di voler presto proporre il ritiro i due opt-out sulla giustizia e la difesa, mentre nessun referendum è all’orizzonte per la questione più spinosa, ovvero l’adesione all’euro. Per ora i danesi si concentrano sulla risoluzione della crisi fissando ecologia, sicurezza e sviluppo come linee guida di quella che si annuncia una presidenza di rigore ed efficienza.
No surprises… d’altronde pragmatismo fa spesso rima con scetticismo, no?
*Eccezioni ai trattati europei secondo i quali gli stati membri sono liberi di mantenere la legislazione nazionale in certi campi
EURONEWS intervista il primo ministro danese Helle Thorning-Schmidt
http://it.euronews.net/2012/01/23/danimarca-l-adesione-all-euro-non-e-all-ordine-del-giorno/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
Posted by Licia | 25 gennaio 2012, 13:24